ELECTROLUX. CABIBBO (FI): SERVE NUOVO PATTO SOCIALE CONTRO IL DUMPING
(ACON) Trieste, 11 giu - "Non siamo al cospetto di una crisi
locale e nemmeno di una vertenza aziendale: il caso Electrolux è
il segnale di una fragilità strutturale del modello industriale
europeo. Proprio perché siamo convinti europeisti, riteniamo che
oggi serva un nuovo patto sociale che unisca istituzioni, imprese
e lavoratori. L'economia sociale di mercato, che è alla base del
popolarismo europeo, non può ridursi a un principio astratto. Se
la crescita economica viene separata dalla coesione sociale e dal
valore della persona, l'Europa perde la propria identità.
Difendere Porcia significa difendere il lavoro, la dignità delle
famiglie e il futuro industriale del nostro Paese". Questa la
posizione espressa da Andrea Cabibbo, capogruppo di Forza Italia
in Consiglio regionale, che in una nota riprende il suo
intervento nell'Aula del Consiglio regionale durante la la
discussione della mozione sull'Electrolux.
Secondo Cabibbo "la vicenda Electrolux è il simbolo di un mercato
senza equilibrio, che calpesta la dignità dell'uomo e la
sacrifica sull'altare di una speculazione cinica, sempre attratta
dalle sirene di Paesi che non rispettano né tutelano le persone.
Oggi il conto di questa scelta lo stanno pagando i lavoratori, le
famiglie e i territori che hanno costruito la ricchezza
industriale del continente".
"Quella di Porcia - evidenzia il forzista - non è una fabbrica
qualsiasi. È una parte della storia industriale del Friuli
Venezia Giulia e dell'Italia. Una storia iniziata nel 1916,
proseguita con il miracolo industriale della Zanussi e diventata
il motore della crescita regionale negli anni Sessanta. Nel 1971
lo stabilimento occupava oltre 10mila lavoratori ed era
espressione del secondo gruppo privato italiano dopo Fiat. Anche
dopo l'ingresso di Electrolux, il legame con il territorio è
rimasto forte e ha contribuito a creare benessere, competenze e
sviluppo".
Cabibbo continua sostenendo che "il piano industriale presentato
dall'azienda ha le fattezze di un piano di dismissione e, per
questo, deve essere respinto. La mozione unitaria va nella
direzione giusta perché individua un obiettivo chiaro: il ritiro
di un piano che non ha alcuna visione industriale e che rischia
di trasformarsi nell'ennesima operazione di arretramento
produttivo dell'Europa. Auspichiamo che il prossimo tavolo di
confronto porti risultati concreti e non semplici rinvii".
Il capogruppo azzurro punta il dito contro le distorsioni del
commercio internazionale: "Mentre le imprese europee rispettano
regole ambientali, sociali ed energetiche tra le più severe al
mondo, i colossi cinesi continuano a beneficiare di condizioni
che generano una concorrenza profondamente squilibrata. Il
presidente di Confindustria, Emanuele Orsini, ha ricordato che
l'Europa ha già perso circa un milione di posti di lavoro per
effetto del dumping cinese. È un dato che dovrebbe far riflettere
chi, a Bruxelles, continua a parlare di competitività senza
affrontare il tema della reciprocità".
"Non possiamo accettare - continua Cabibbo - che produzioni
strategiche vengano progressivamente espulse dal continente,
mentre l'Europa assiste passivamente. Difendere l'industria non
significa fare protezionismo: significa pretendere regole eque,
tutelare il lavoro e garantire condizioni di concorrenza
corrette".
Cabibbo ringrazia quindi il governatore, Massimiliano Fedriga, e
gli assessori Alessia Rosolen e Sergio Emidio Bini: "La Regione
ha reagito immediatamente, mettendo in campo strumenti e
iniziative concrete. Questo dimostra che il Friuli Venezia Giulia
ha compreso la portata di una sfida che non può e non deve essere
circoscritta a un singolo territorio, né diventare oggetto di
speculazione politica. Oggi più che mai viviamo una stagione che
impone senso di responsabilità", conclude la nota.
ACON/COM/aa